lunedì 23 luglio 2012

Keep32: e la carie non c'è più!

Buona notizia per tutti quelli che hanno paura di andare dal dentista e cattive notizie per i sopracitati dentisti: i ricercatori americani ( e chi sennò?) hanno scoperto una molecola che è in grado di sconfiggere la carie.
Alcuni ricercatori della Yale University in collaborazione con l’Università di Santiago del Cile, i quali hanno scoperto una molecola in grado di uccidere i batteri che causano le carie nelle cavità dentali.
I ricercatori hanno fatto da poco richieste per il brevetto. La molecola si chiama Keep 32 ed è in grado di uccidere lo Streptococcus Mutans il batterio che, metabolizzando lo zucchero in acido lattico, è in grado di sciogliere lo smalto dei denti.
Ovviamente questa molecola potrebbe essere aggiunta nei dentifrici che utilizziamo quotidianamente, ma secondo me, sarà una scoperta che verrà ostacolata dalla categoria. Vi immaginate che fra qualche anno nessuno andrà dal dentista per farsi curare i denti cariati? Significherebbe che nessuno avrebbe più le dentiere, e quindi la categoria perderebbe parecchio lavoro... 
La nuova molecola, chiamata Keep 32, capace di uccidere lo Streptococcus mutans, ossia il batterio che metabolizza lo zucchero trasformandolo in acido lattico in grado di dissolvere lo smalto dei denti.
Gli scienziati hanno scelto questo nome poiché la molecola aiuta a mantenere la salute di tutti i denti. I sistemi di protezione attuali, come il fluoro, rinforzano lo smalto dentario, mentre la molecola elimina il problema alla fonte. Intanto, sono in attesa di un via libera per i trial clinici.

Dunque, per coloro che soffrono di carie e ricorrono spesso alle cure dei costosi dentisti si accende la speranza di poter confidare in un trattamento che si preannuncia semplice ed efficace. Per la sua versatilità, i ricercatori hanno confermato che la molecola può essere utilizzata in diversi modi. Potrebbe infatti essere presto aggiunta nelle gomme da masticare, nei dentifrici e nei colluttori e, come ipotizzato da coloro che l’hanno scoperta anche nei dolci. I due ricercatori sono ora in cerca di finanziamenti per completare la sperimentazione umana in un periodo di 14 o 18 mesi, in modo da avere presto un prodotto sul mercato.
I due hanno un ambizioso piano di business, mirando alla realizzazione di un fatturato di 300 milioni di dollari nei primi cinque anni di funzionamento. “Vogliamo vendere la licenza per grandi aziende per l’igiene personale, come Colgate e P & G, Hershey, Cadbury Trevor, ed altri”, hanno dichiarato gli scopritori di Keep 32.


                                                                                                   (Fonti: varie)

Bicarbonato e cancro: Bufala o no?

Navigando su internet, in cerca di notizie curiose e non, mi sono imbattuta in un articolo che titolava cosi: 
 "Il cancro si curerebbe con il bicarbonato di sodio, un problema per le case farmaceutiche".  
Ovviamente insospettita ho letto l'articolo, pensando: "vuoi vedere che dopo nni di ricerca alla fine la soluzione era la più semplice?".  Faccio una sintesi:  
Il Dr. Mark Pagel della University of Arizona Cancer Center, riceverà 2 milioni di dollari dal National Institutes of Health per studiare l'efficacia della terapia personalizzata con bicarbonato di sodio per il trattamento del cancro al seno. Ecco il comunicato sul quale è scritto :"Il fondo da 2 milioni di dollari servirà a migliorare la misurazione sull'efficacia del bere bicarbonato di sodio nel curare il cancro al seno. E' stato provato che bere bicarbonato di sodio riduce o elimina il diffondersi del cancro nel seno, nei polmoni, cervello ed ossa." La notizia non è priva di fondamento scientifico, anzi, è provata in questo documento della NCBI (National Center of Biotechnology Information) 
In sostanza, il bicarbonato agirebbe sul grado di acidità del nostro sangue. Il pH del nostro sangue e dei nostri fluidi corporei, non rappresenta altro che il nostro stato di salute e il bicarbonato agirebbe come vero e proprio regolatore del pH influendo direttamente sul livello acido-alcalino alla base della salute umana.   

Ma ovviamente, come la maggior parte delle cose che si trovano su internet, era una semi bufala, infatti cercando altri siti che parlassero della stessa notizia mi sono imbattuta in quest'altro:

"“Il cancro si cura col bicarbonato”: così la scienza diventa bufala nel web"  
Come tutte le epiche legende, una fonte di verità nella notizia c’è. E come tutte le trattazioni scientifiche fatte per mano di letterati, che si improvvisano luminari della scienza, la notizia spesso viene travisata. L’università dell’Arizona studia il bicarbonato ed il cancro? Sì, ma lo studio in realtà riguarda la misurazione dei livelli di Ph, indicatore di acidità o di basicità di una sostanza. Il bicarbonato non è la cura, ma un metodo per misurare il Ph nelle cellule tumorali trattate con la (affatto) miracolosa chemioterapia.

Internet è sicuramente una grande risorsa nel mondo dell’informazione, ma essere un assiduo frequentatore di Wikipedia ed un eccelso commentatore di forum in materia non renderà di certo un medico colui che “traduce” alcune importanti scoperte scientifiche. La traduzione delle scienza non è un compito facile e richiede regole precise, altrimenti il “metodo scientifico” di Galileo Galilei non avrebbe modo di esistere. 

Il consiglio che si può dare è uno solo: diffidate. Diffidate di tutti i rimedi miracolosi che circolano sul web: dalla dieta per perdere 10 chili in 4 ore, alla cura del diabete con 7 chili di zucchero al giorno, alla cura del cancro con il bicarbonato. E se il problema che vi affligge è un emicrania, il consiglio è di tagliarvi la testa. Eliminato il problema, si elimina il dolore. Un rimedio semplice ed efficace, proposto dall’International Center for Headache, con sede a New York. Ovviamente un rimedio inventato. Spero che il lettore abbia diffidato ed avuto il buon senso di leggere fino all’ultima riga, prima di seguire il “miracoloso” consiglio.


                                                                                                                             (Fonti: Varie)

giovedì 19 luglio 2012

Emilia Romagna. Al via il progetto “Palestra sicura”

La Regione ha voluto creare una rete di strutture certificate dal Ssr dove poter svolgere sia attività fisica, tutelando la salute con azioni di contrasto verso le sostanze dopanti, sia attività terapeutica, con l’ausilio di personale specializzato e con la presenza di defibrillatori.

Una rete di palestre e strutture sportive certificate dal Servizio sanitario regionale dove svolgere attività fisica finalizzata alla tutela della salute e dove svolgere attività fisica prescritta come terapia  da medici del Servizio sanitario a persone con specifici problemi di salute. È questo l’obiettivo del progetto regionale “Palestra sicura: prevenzione e benessere”, un progetto sperimentato per due anni ed esteso ora a tutta l'Emilia-Romagna.

Due sono le tipologie di palestre e strutture sportive, indicate nel progetto: le “palestre etiche” dove si può svolgere attività fisica finalizzata alla prevenzione e alla tutela della salute e dove si sviluppano azioni di contrasto all'uso improprio di farmaci, interventi di prevenzione dei rischi legati al consumo di sostanze psicoattive (alcol e sostanze stupefacenti) e delle sostanze dopanti,  interventi per favorire un corretta alimentazione e limitare l'uso di integratori alimentari ; le “palestre sicure” dove è possibile praticare l’attività fisica prescritta come terapia dai medici del Servizio sanitario regionale in quanto vi opera personale specializzato e opportunamente formato e dove sono in dotazione defibrillatori cardiaci.

Per ottenere la certificazione di palestra etica, occorre l’adesione a un codice etico, che contiene principi generali e impegni specifici, comporta ispezioni e controlli da parte dei Servizi di medicina dello sport delle Aziende Usl per verificare il possesso dei requisiti previsti, e richiede l'obbligo di partecipazione alle attività di formazione organizzate a livello locale e regionale nell'ambito del progetto. Per avere questa certificazione occorre presentare la richiesta al Comune che, al termine delle verifiche, invia il nulla osta alla Regione che tiene l’elenco delle palestre etiche. Le Palestre etiche possono così collaborare con la Regione, gli Enti locali, le Aziende sanitarie per organizzare anche iniziative di informazione e supporto e consulenza ai professionisti impegnati nella struttura (per esempio, istruttori e allenatori) rispetto a temi come: problemi relazionali, episodi di violenza e aggressività, utilizzo di sostanze legali e illegali, problemi nutrizionali, abuso di farmaci.

Per ottenere il riconoscimento di palestra sicura, e quindi per poter offrire attività fisica prescritta da medici del Servizio sanitario regionale, le palestre e le strutture sanitarie che hanno già la certificazione di palestra etica, devono avere i seguenti  requisiti: impiegare laureati in scienze motorie o diplomati Isef appositamente formati attraverso corsi organizzati da Regione e Università che permettono di ottenere la qualifica di “referente per la salute”; avere in dotazione defibrillatori cardiaci (i dispositivi che possono ristabilire il regolare battito cardiaco in caso di arresto cardio-respiratorio). Per ottenere il riconoscimento di “palestra sicura”, occorre rivolgersi ai “referenti per la salute” e, successivamente, ai Servizi di medicina dello sport delle Aziende Usl.

Sul portale del Servizio sanitario regionale Saluter, www.saluter.it/palestrasicura , oltre ad informazioni approfondite sul progetto, sono disponibili:  un primo elenco di palestre etiche già riconosciute, due elenchi dei “referenti per la salute” (già formati con un corso tenutosi in autunno 2011),  il codice etico a cui bisogna aderire per ottenere la certificazione di “palestra etica”, il modulo per la certificazione di palestra etica da presentare ai Comuni.

                                                                                                  (Fonte:http://www.quotidianosanita.it/regioni-e-asl)

mercoledì 4 luglio 2012

La ricetta della salute

Mangiare poco non basta per vivere più a lungo. È dimostrato che la restrizione calorica possa rallentare la comparsa di patologie correlate con l'invecchiamento ed allungare la vita. Ma se alla dieta non si abbina il movimento lo sforzo potrebbe essere vano. Lo sostengono i ricercatori del Buck Institute for research on aging di Novato, in California, con un esperimento condotto sui moscerini della frutta e pubblicato oggi sulla prestigiosa rivista Cell Metabolism. «Abbiamo scoperto che nei moscerini la restrizione calorica causa un aumento del metabolismo dei grassi nei muscoli e quindi una maggiore attitudine a muoversi» spiega Pankaj Kapahi, che ha diretto la ricerca. «Il maggiore movimento indotto dalla dieta incrementa esso stesso il turnover del grasso muscolare e ottimizza quindi il risultato allungando in effetti la vita. I moscerini che invece non potevano muoversi non hanno vissuto più a lungo nonostante fossero stati sottoposti alle stesse ristrettezze caloriche degli altri». I ricercatori hanno scoperto che nel meccanismo attivato dal binomio dieta e movimento si assiste ad una maggiore espressione dell'ormone AKH, equivalente al nostro glucagone che permette il controllo dei livelli di glucosio nel sangue ed incrementa il metabolismo dei grassi allungando quindi la durata della vita. Gli studiosi perciò concludono che la semplice restrizione alimentare senza un incremento del movimento può  non avere benefici anche per gli esseri umani.

                                                                             (Fonte: www.leggo.it)